Di Maio, Salvini e l’utopia dell’internazionale dei nazionalisti

Di Maio, Salvini e l’utopia dell’internazionale dei nazionalisti

Deve aver fatto un certo effetto a molti sentire Di Maio dire a Juncker, il quale osava criticare l’indifendibile manovra economica del governo, dire qualcosa che somigliava ad un “Parla pure, tanto tra sei mesi ti spazzeremo via e ne discuteremo con la nuova commissione europea”.

Un atteggiamento sprezzante che non ha destato reazioni scomposte solo perché Juncker non può dirsi proprio un mostro di simpatia, e non può quindi contare su un diffuso senso di solidarietà.

La frase, sparata sulla stampa e sui social ha però messo a nudo la strategia del governo giallo-verde, che sulla linea di quel 2,4% di rapporto deficit/PIL che fa da perimetro alla manovra ha deciso di scavare una trincea dalla quale non intende arretrare e nella quale spera anzi di resistere fino alle prossime elezioni europee del 2019 confidando in un cambio di scenario e nel ritiro delle truppe nemiche.

Un azzardo vero e proprio, se, come sembra dalle rilevazioni che i recenti sondaggi hanno riproposto, il fronte nazionalista ed euroscettico è in crescita in tutta Europa, ma non fino al punto da poter costituire una maggioranza capace di eleggere una commissione che includa elementi di ripensamento radicale rispetto agli attuali assetti.

Secondo le ultime rilevazioni pubblicate da Politico.eu e datate 29 ottobre, i tre principali gruppi euroscettici ENF (Europe of Nations and Freedom), EFDD (Europe of Freedom and Direct Democracy) e ECR (European Conservatives and Reformists) totalizzerebbero in tutto 117 seggi su 705, peraltro in calo (erano 120 solo un mese fa), ben lontani dunque dalla maggioranza. Si tratta, per giunta, di un fronte tutt’altro che compatto, come è logico pensare di un gruppo di partiti che, anteponendo gli interessi nazionali a quelli collettivi difficilmente perseguirà obiettivi comuni.

Di questo d’altra parte il Governo dovrebbe avere già avuto sentore nel consiglio d’Europa del 18 ottobre, quando il premier austriaco Kurtz, ritenuto alleato dal duo Di Maio – Salvini, ha definito l’Italia un pericolo per l’Unione, per via del suo forte indebitamento, invitando il nostro paese a rivedere la manovra e gli obiettivi di deficit troppo alti, una bordata che ha zittito i populisti nostrani, i quali confidavano in un tacito patto di solidarietà.

Il risultato delle elezioni europee 2019 potrebbe quindi non tirare affatto fuori questo governo dal vicolo cieco nel quale si è cacciato per via dei numeri di una manovra, costata già in termini di spread, crescita, capitalizzazione di borsa e credibilità internazionale più di quanto anche un paese in ottima salute possa sopportare.