Il Decreto Dignità diventa Decreto Disoccupazione

Il Decreto Dignità diventa Decreto Disoccupazione

In molti ricorderanno quando nella scena politica italiana fece capolino per la prima volta la famigerata manina, la quale ormai occupa stabilmente un posto in Consiglio dei Ministri, un po’ come quella della Famiglia Addams faceva a casa di Gomez e Morticia. Era l’epoca dello sbandieratissimo e festeggiatissimo Decreto Dignità, con il quale il vicepremier e Ministro del Lavoro Giggino Di Maio ha finalmente abolito la precarietà in Italia.

D’altra parte che ci voleva? Bastava scrivere su un decreto che non si può più fare e che gli imprenditori devono per forza fare contratti a tempo indeterminato. Semplice e lineare!

Quella maledetta manina cui si accennava pocanzi, nottetempo, approfittando dell’oscurità calata nei corridoi di Palazzo Chigi, aveva però infilato in quel decreto una noticina, arrivata al Governo, ma evidentemente non ritenuta degna di essere resa pubblica, in cui l’INPS, a seguito di uno studio commissionato proprio dall’esecutivo, evidenziava come un irrigidimento del mercato del lavoro avrebbe potuto portare ad un calo di 8.000 posti di lavoro l’anno fino al 2018, dunque 80.000 in totale.

Oggi purtroppo gli studi di Assolombarda rivelano che le previsioni dell’istituto di previdenza erano state persino timide e ottimiste rispetto a quella che assume i contorni di una vera e propria ecatombe occupazionale. Secondo quanto spiegano gli industriali in un articolo che abbiamo trovato su Repubblica, nel terzo trimestre dell’anno nelle sole zone di Milano, Lodi, Monza e Brianza e Brescia sarebbero letteralmente evaporati 12.000 posti di lavoro a tempo, i cosiddetti contratti in somministrazione.

Sarebbero questi, secondo l’associazione e le agenzia per il lavoro del territorio di Milano, i primi effetti proprio del Decreto Dignità, e più precisamente si tratta di “Un brusco calo delle richieste che può essere spiegato sia con l’oggettiva difficoltà delle aziende a far rientrare le scelte delle organizzazioni nei nuovi limiti di legge e sia in una generale diffidenza dovuta alla mancanza di chiarezza delle norme”. Quello che si teme, ora, è che l’entrata in vigore della norma nella sua interezza, avvenuta il 1 novembre, possa solo peggiorare le cose.